Un sistema giunto a un punto morto


L'agricoltura europea sta giungendo a un punto morto. Politiche agricole unilateralmente orientate verso l'aumento delle rese tramite l'aumento dell'uso di agrofarmaci tossici hanno portato l'ecosistema sull'orlo del collasso. Gradualmente, la diversità biologica che è alla base dei nostri sistemi alimentari sta scomparendo, mettendo a dura prova il futuro del nostro cibo, dei nostri mezzi di sussistenza, della salute e dell'ambiente.


Le conseguenze per la natura sono disastrose: api, farfalle e altri insetti stanno scomparendo dai nostri paesaggi, e diversi tipi di uccelli, un tempo comunemente presenti nelle campagne europee, hanno smesso di cantare nei nostri campi. Anche i nostri torrenti e fiumi sono inquinati dai residui di pesticidi, e noi stessi, in quanto consumatori, siamo esposti quotidianamente a un cocktail di pesticidi sintetici attraverso il cibo che mangiamo.


Inoltre, la sopravvivenza stessa delle comunità agricole in Europa è ugualmente minacciata dall'agricoltura industriale. Negli ultimi dieci anni, in media, un'azienda agricola ha dovuto rinunciare all'attività circa ogni 3 minuti! Fedele al motto "Crescere o morire", sempre più terra viene gestita da un manipolo di aziende, concentrandosi sulla resa e sulle vendite piuttosto che sulla qualità dei prodotti.

Al contrario, le piccole aziende agricole stanno lottando per la sopravvivenza. Con la loro scomparsa, le zone rurali europee perdono posti di lavoro e il loro patrimonio culturale.


Ma un modello agricolo diverso è possibile!


La soluzione è un'agricoltura in grado di prosperare senza dipendere da sostanze chimiche tossiche: un'agricoltura che, affidandosi a metodi agricoli rispettosi della biodiversità e del clima, garantirà un'alimentazione adeguata delle persone non solo oggi ma anche in futuro; un'agricoltura che preserva la preziosa diversità degli ambienti naturali, nonché delle tradizioni culinarie e rurali in Europa.


L'eliminazione graduale dei pesticidi sintetici è quindi il prerequisito di base e la leva più potente perché possa avvenire la transizione dall'attuale modello agricolo ad alta intensità di input agrochimici a un modello di incremento della biodiversità basato sui cicli naturali. L'eliminazione graduale dei pesticidi in 15 anni rappresenta una sfida ambiziosa. La transizione del nostro modello agricolo verso l'agroecologia rappresenta una sfida per tutte le parti interessate, in particolare gli agricoltori, ma con una forte volontà politica, essa è a portata di mano. Infatti, il “lusso” di poter mettere in pratica cambiamenti con calma è stato perso da molto tempo. Nel 2008, l'International Assessment of Agricultural Knowledge, Science and Technology for Development (IAASTD), avviato dalla Banca Mondiale, ha avvertito con urgenza - in vista delle allarmanti previsioni sullo stato globale del clima e della biodiversità - che "il business as usual non è più un’opzione valida", ovvero che non possiamo più andare avanti come se nulla fosse. Tra le raccomandazioni degli scienziati c'erano il passaggio a metodi di coltivazione a basso input esterno, la promozione e l'ulteriore sviluppo di metodi agro-ecologici, la sostituzione biologica degli input agrochimici e gli investimenti nella coltivazione di piante per una migliore resistenza alle temperature e ai parassiti.


Purtroppo, queste raccomandazioni sono rimaste in gran parte inascoltate. “Business as usual”, ovvero continuare a fare affari come al solito è rimasta la principale politica agricola globale, mentre la finestra di opportunità per mettere in atto misure per prevenire un ulteriore collasso ecologico è diventata sempre più piccola. Oggi, dobbiamo riconoscere che la nostra generazione è l'ultima ad avere il potere di intraprendere azioni efficaci per fermare l'estinzione delle specie e il cambiamento climatico. Se riusciremo a farlo o meno determinerà se il pianeta che ha permesso lo sviluppo della nostra civiltà potrà offrire le stesse condizioni di vita alle generazioni future. E' nostra responsabilità garantirlo.


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