Api e Letteratura

Un percorso nella letteratura greca



Singolarmente ampia e complessa è la presenza dell'ape nella letteratura greca, segno dell'importanza rivestita dall'apicoltura nell'economia di questa civiltà fin dalle epoche più remote, ma anche del fascino e dello stupore suscitato da questo insetto per molti aspetti misterioso. Le testimonianze più antiche appaiono nei poemi omerici, che contengono ampie tracce di miti e tradizioni arcaiche e anche antecedenti alla elaborazione delle due opere. Qui l'ape è assunta prevalentemente come significante simbolico di significati appartenenti alla sfera cosmica e religiosa: nascita, morte, rigenerazione, terra; è signora del tempo e delle metamorfosi.


Tuttavia anche in Omero si attestano, legati all'ape, significati di virtù, di attitudini che ne riconducono l'immagine da una sfera cosmica ad una umana: in Il. XII vv. 167-170 leggiamo che le api non abbandonano la concava casa e, sostenendo l'assalto dei cacciatori, combattono per i figli; sono quindi come guerrieri che difendono i beni di più alto valore per la società Achea.


La simbologia dell'ape sembra seguire l'evoluzione dei costumi e dei valori e, da emblema di un mondo eroico, ecco che in un testo del VII secolo a. C. si propone come esempio di domestiche virtù indossando, per così dire, vesti femminili.


Il poeta Semonide è artefice di una divertente composizione nota come "Satira" delle donne, da cui traspare un atteggiamento di misoginia che nel mondo greco trova illustri precedenti in Omero, Esiodo, Archiloco.


Nel componimento semonideo, l'universo femminile è diviso in dieci categorie, ciascuna derivante da un animale o elemento naturale: nove sono caratterizzate da un vizio: per es. la donna sordida discende dalla scrofa, la scaltra dalla volpe, la volubile dal mare, la decima invece è la donna perfetta da sposare, vero scrigno di domestiche virtù, quella che Zeus creò dall'ape: non conosce biasimo, produce benessere nella sua casa, invecchia amata accanto allo sposo che ama, dopo avergli dato figli nobili e belli: non ama chiacchiere e discorsi lascivi, è la più saggia e la migliore tra tutte le donne.


Naturalmente questa immagine di donna-ape è funzionale ad un universo prettamente maschile e ad un contesto di valori borghesi.

Questo ideale femminile torna ripetutamente nella storia della letteratura moderna, anche se per lo più svincolato dal significante ape.



Tuttavia un esempio piuttosto curioso della persistenza di questo legame si trova nel più famoso e geniale racconto per l'infanzia, Pinocchio di Collodi. Nel capitolo XXIV il burattino, dopo aver nuotato per tutta la notte alla ricerca del suo povero babbo, al mattino approda "all'isola delle api industriose", si inoltra attraverso un sentiero e raggiunge il paese detto "il paese delle api industriose" abitato solo da persone operose e sempre affaccendate che considerano il lavoro il valore più importante della vita.


Qui finalmente Pinocchio ritrova la fatina che in questo piccolo mondo borghese ha assunto l'aspetto di una "buona donnina", cioè di una brava mamma che provvede con industriosità e parsimonia alle necessità della casa: attinge l'acqua alla fonte, prepara pranzetti semplici e gustosi con cavolfiore, pane imburrato, caffè e latte e confetti pieni di rosolio.

La piccola donna-ape di Pinocchio è senza dubbio la fatina, questo strano personaggio che nel racconto appare come la signora degli animali e delle metamorfosi, come l'ape è la grande Dea dei miti antichi.


Ritornando alla letteratura greca, segno ancora delle straordinarie attitudini attribuite all'ape sono due testi che appartengono all'età ellenistica, il primo all'inizio del III secolo a.C. ed il secondo all'ellenismo di età imperiale, II secolo d.C.


Nei versi conclusivi del II Inno dedicato ad Apollo, il poeta Callimaco sostiene l'ideale poetico di un componimento breve e limpido, contro la moda diffusa del lungo poema, e risolve il concetto estetico in una immagine: il lungo poema è paragonato ad un fiume fangoso, la poesia breve invece ad una sorgente limpida e pura da cui le api attingono l'acqua goccia a goccia.

Nella metafora l'ape è quindi il poeta e la sua industriosità è paragonata alla più raffinata creatività intellettuale.


Infine l'ape-architetto: Pausania nella sua Periegesi recupera un mito antico, raccontandoci che in Delfi il secondo dei cinque templi dedicati ad Apollo fu costruito dalle api con cera ed ali d'api.

In questi ultimi due testi si nota il legame tra l'ape ed il dio Apollo, la cui sacerdotessa, la Pizia oracolare, era chiamata Melissa, Ape .

Apollo è divinità complessa nei suoi attributi, sintesi, come spesso accade nel mondo greco, di forti contraddizioni, Dio della cetra e dell'arco, Dio ora della luce, del sole, ora delle tenebre e della morte. Quindi, questa connessione Ape e Apollo non è casuale, ma ci propone la persistenza, in età imperiale, negli strati profondi del segno ape, di quei significati di vita e morte associati all'insetto nell'età più arcaica e più remota della storia della cultura umana.


Sotto il segno dell’ape questi significati si saldano assieme, si unificano in una forma di pensiero prelogica e alogica che oltrepassa il principio di "non contraddizione" e prospetta una possibilità di organizzazione dell’esperienza alternativa a quella su cui si fonda la moderna scienza occidentale.

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